I Laici, la chiamata: Vi invito a prendere coscienza
del vostro ruolo nella chiesa
(www.chiesadomestica.net - 31.12007) – Udienza Generale del Mercoledì - Anche i laici ministri del Vangelo. BXVI: è indispensabile l'impegno dei fedeli laici nell'annuncio del messaggio cristiano.
Così come "hanno svolto un ruolo particolarmente significativo nell’evangelizzazione delle origini", i fedeli laici devono rispondere ''alle odierne sfide con rinnovata spiritualità e audacia apostolica riproponendo il messaggio salvifico di Cristo nella sua interezza. Siamo tutti ministri di Gesù, il Papa, i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i laici. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perchè faccia Lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa."
Sos Famiglia: PACS, TUTTE LE INFORMAZIONI CHE TI SERVONO
(www.chiesadomestica.net - 7.2.2007) - Ecco un elenco sintetico e completo di link ad articoli e testi chiave per documentarsi sulla questione famiglia, nuovi diritti individuali, diritti degli omosessuali. Per trovare le risposte ai dubbi, per conoscere gli argomenti specifici del punto di vista cattolico, per passarli a chi può averne bisogno.
Profetico Ratzinger: BXVI, La cultura dominante vuole generare un nuovo costume di vita
(www.chiesadomestica.net - 8.2.2007) - BXVI: "La cultura dominante in Italia e nell’Occidente vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita, un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità.
L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso."
Una cultura incapace di “rispondere alle domande fondamentali sul senso e sulla direzione della nostra vita”, “contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza." "In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale."
Controllo Globale: BXVI, Opporsi al libertinaggio delle coscienze con il coraggio della
verità
(www.chiesadomestica.net - 14.2.2007) - BXVI : "Lo sviluppo del soggettivismo, che fa sì che ognuno tenda a considerarsi come unico punto di riferimento e a ritenere che quello che lui pensa abbia carattere di verità, ci esorta a formare le coscienze sui valori fondamentali, che non possono essere scherniti senza mettere in pericolo l'uomo e la società stessa, e sui criteri obiettivi di una decisione, che presuppongono un atto della ragione."
"E' necessario, nella vita personale e nella vita pubblica, avere il coraggio di dire la verità e di seguirla, di essere liberi rispetto al mondo circostante che tende spesso a imporre i suoi modi di vedere e i comportamenti da adottare. La vera libertà consiste nel procedere lungo il cammino della
verità, secondo la propria vocazione, sapendo che ognuno dovrà rendere conto della propria vita al suo Creatore e Salvatore."
Controllo Globale: Una riflessione di grande attualità -Chi è l'Anticristo e come riconoscerlo
(www.chiesadomestica.net - 7.2.2007) - "Ogni volta che l'uomo si autoglorifica mettendosi al posto di Dio e del suo Messia possiamo dire che stiamo parlando di un Anticristo, e può essere una persona, un sistema politico o una cultura.
Ogni volta che agli uomini gli si prospetta una soluzione apparente ai suoi
problemi mediante il prezzo dell'apostasia, il rinnegamento della fede, la negazione della verità, allora siamo davanti all'impostura religiosa. La massima impostura religiosa, secondo il Catechismo è l'Anticristo" - di stranocristiano
Un tempo liturgico di ascesi per incorporare la salvezza di Cristo nella nostra vita. Il cammino di grazia verso la Pasqua dei cristiani che divengono adulti nella conversione continua e nella conformazione interiore progressiva al loro Signore. Una breve nota esplicativa per vivere consapevolmente questo tempo forte dell'avventura della fede - di Nicola Castellano
I Laici, la chiamata - BXVI: laici desiderate l'Eucaristia, famiglie attingete a questo
Sacramento
(www.chiesadomestica.net - 20.3.2007) - BXVI: "I cristiani laici sono chiamati a vivere la novità radicale portata da Cristo all'interno delle comuni condizioni della vita.
Essi devono coltivare il desiderio che l'Eucaristia incida sempre più profondamente nella loro esistenza quotidiana.
Un particolare incoraggiamento rivolgo alle famiglie, perché traggano ispirazione e forza da questo Sacramento...
I Pastori non manchino mai di
sostenere, educare ed incoraggiare i fedeli laici a vivere pienamente la propria vocazione alla santità dentro quel mondo che Dio ha tanto amato da dare il suo Figlio perché ne diventasse la salvezza."
(www.chiesadomestica.net - 23.3.20079) - Eppure gli italiani continuano a dirsi cattolici, e a desiderare di esserlo - di Simonetta Castellano -
E' questo, infatti, l'inatteso esito di un sondaggio Demos-Eurisko commissionato da Repubblica, che fa notizia e segnala una marcata inversione di tendenza in Italia: la fede cattolica torna ad essere guardata sempre più come un punto di riferimento essenziale per la difesa dei valori inalienabili dell'uomo e della società civile. L'86,4% della popolazione italiana, infatti, si dichiara cattolica, e l'88%
(più il 75 dei non praticanti) ritiene importante dare ai figli un'educazione cattolica. Indicativo è poi il giudizio espresso dalla gente su ... (continua)
Missio ad Gentes: BXVI, L'autorealizzazione non è la ragione principale della vita
(www.chiesadomestica.net - 1.4.2007) - BXVI in Piazza San Pietro nella Domenica delle Palme:
Cristo ci chiede "un mutamento interiore dell’esistenza". Seguire Cristo "richiede che io non sia più chiuso nel mio io considerando la mia
autorealizzazione la ragione principale della mia vita. Richiede che io mi doni liberamente a un Altro, che mi precede e mi indica la via. Si tratta della decisione fondamentale di non considerare più l’utilità e il guadagno, la carriera e il successo come scopo ultimo della mia vita, ma di riconoscere invece come criteri autentici la verità e l’amore. Si tratta della scelta tra il vivere solo per me stesso o il donarmi – per la cosa più grande. Seguendo Lui entro nel servizio della verità e dell’amore. Perdendomi mi ritrovo."
Mons. Bagnasco: no a Dico, incesto e pedofili. Queste le opinioni per cui ora, dopo le minacce, è costretto a girare con la scorta.«Se il criterio dominante è l'opinione
pubblica, se cade l'etica, dopo i Dico saranno legalizzati incesto e pedofilia». La risposta di ignoti sul portone del Duomo di Genova: "Bagnasco vergogna" e la polizia valuta necessaria la scorta.
GENOVA - «Quando si perde la concezione corretta autotrascendente della persona umana, non vi è più un criterio per valutare il bene e il male. Quando il criterio dominante è l'opinione pubblica o le maggioranze vestite di democrazia - che possono diventare antidemocratiche o violente - allora è difficile dire dei "no"». Lo ha spiegato mons. Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, venerdì sera in
un intervento con gli animatori della comunicazione della diocesi genovese.
IL BENE E IL MALE - «Oggi ci scandalizziamo» , ha concluso il presidente della Cei, «ma se viene a cadere il criterio dell'etica che riguarda la natura umana, che è anzitutto un dato di natura e non di cultura, è difficile dire no. Se il criterio sommo del bene e del male è la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta, allora se uno, due o più sono consenzienti, fanno quello che vogliono perché non esiste più un criterio oggettivo sul piano morale e questo criterio riguarda non più l'uomo nella sua libertà di scelta, ma nel suo dato di natura».
Emergenza Rievangelizzazione (Newsletter del 4.4.2007)
Benedetto XVI: la grande massa dell'umanità abusata e oppressa materialmente, ferita spiritualmente. Ci è richiesto l'impegno morale. Il 16 aprile esce il suo primo libro, è su Gesù di Nazareth ed accusa quella cultura moderna che esporta tra i popoli del mondo “il cinismo di un mondo senza Dio, in cui contano solo il potere e il profitto. “Abbiamo distrutto i criteri morali così che la corruzione e una volontà di potere priva di scrupoli” sono diventati cose ovvie.
(www.chiesadomestica.net) - Il Corriere
della Sera di oggi anticipa stralci del libro di Benedetto XVI su Gesù, nei quali il Pontefice denuncia il saccheggio delle popolazioni più deboli e richiama gli uomini di buona volontà a quell'impegno per la verità e per il bene nel nostro ambiente che “e' richiesto, ci e' possibile e quindi ci e' anche dato per incarico''.
Un passo degli stralci pubblicati oggi - Nella “società globalizzata vediamo come le popolazioni dell'Africa che si trovano derubate e saccheggiate ci riguardano da vicino. Vediamo che anche il nostro stile di vita, la storia in cui siamo coinvolti li ha spogliati e continua a spogliarli. In questo è compreso soprattutto il fatto che le abbiamo ferite spiritualmente.
Invece di dare loro Dio, il Dio vicino a noi in Cristo, e accogliere così dalle loro tradizioni tutto ciò che è prezioso e grande e portarlo a compimento, abbiamo loro portato il cinismo di un mondo senza Dio, in cui contano solo il potere e il profitto; abbiamo distrutto i criteri morali così che la corruzione e una volontà di potere priva di scrupoli diventano qualcosa di ovvio. E questo non vale solo per l'Africa.
Si', dobbiamo dare aiuti materiali e dobbiamo esaminare il nostro genere di vita. Ma diamo sempre troppo poco se diamo solo materia. E non troviamo sempre intorno a noi l'uomo spogliato e martoriato? Le vittime della droga, del traffico delle persone, del turismo sessuale, persone distrutte nel loro intimo, che sono vuote pur nell'abbondanza di beni materiali.
Tutto ciò riguarda noi e ci chiama ad avere l'occhio e il cuore di chi è prossimo e anche il coraggio dell'amore verso il prossimo.
Dobbiamo, a partire dal nostro intimo, imparare di nuovo il rischio della bontà; ne siamo capaci solo se diventiamo noi stessi interiormente buoni, se siamo interiormente prossimi e se abbiamo poi anche lo sguardo capace di individuare quale tipo di servizio, nel nostro ambiente e nel raggio più esteso della nostra vita, é richiesto, ci é possibile e quindi ci é anche dato per incarico.
Secondo i Padri della Chiesa l'uomo che lì giace mezzo morto e spogliato ai bordi della strada non è un'immagine dell'uomo in genere, che davvero é caduto vittima dei briganti?
Non è vero che l'uomo, questa creatura che è l'uomo, nel corso di tutta la sua storia si trova alienato, martoriato, abusato? La grande massa dell'umanità è quasi sempre vissuta nell'oppressione. E da altra angolazione: gli oppressori - sono forse essi la vera immagine dell'uomo o non sono invece essi i primi deformati, una degradazione dell'uomo?
"Karl Marx, ha descritto in modo drastico l'alienazione dell'uomo; anche se non ha raggiunto la vera profondità dell'alienazione, perché ragionava solo nell'ambito materiale, ha tuttavia fornito una chiara immagine dell'uomo che è caduto vittima dei briganti''.
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(Repubblica - 24.5.2007) - Bendetto XVI interviene all'assemblea generale della Cei "La chiesa italiana grande fattore unificante della Nazione"
Il Papa: "Family Day una festa di popolo. Giusta la nota dei vescovi sui Dico"
CITTÀ DEL VATICANO - La chiesa italiana come "chiesa di popolo" e "grande fattore unificante" del Paese; l'orgogliosa rivendicazione della nota dei vescovi italiani sui Dico e del Family Day come "straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la
famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli italiani"; approvazione per ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia. Questi i cardini dell'intervento del Papa alla 57esima assemblea generale della Cei.
Sintonia con la nota sulle unioni di fatto. Il Papa ha ricordato che i vescovi hanno una "precisa responsabilità non solo verso le chiese, ma anche verso l'intera Nazione". "Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra chiesa e politica - ha aggiunto - tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio, non possiamo non preoccuparci infatti di ciò che è bene per l'uomo in concreto del bene comune d'Italia". E la nota della Cei sulla "famiglia fondata sul matrimonio e le iniziative in materia di unioni di fatto", ha detto, è stata "testimonianza" di
questa "attenzione al bene comune". "In questo contesto - ha proseguito Benedetto XVI - la recentissima manifestazione a favore della famiglia, svoltasi per iniziativa del laicato cattolico ma condivisa anche da molti non cattolici, è stata una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la famiglia stessa sia profondamente radicate nel cuore e nella vita degli italiani".
Incoraggiare ogni iniziativa dello Stato sulla famiglia. "Ogni iniziativa dello Stato a favore della famiglia come tale non può che essere apprezzata e incoraggiata" ha detto il Papa ai vescovi italiani riuniti in Vaticano. Quindi ha ribadito il suo apprezzamento per il Family Day che, ha detto, "ha certamente contribuito a rendere visibile a tutti quel significato e quel ruolo della famiglia nella società che ha
particolarmente bisogno di essere compreso e riconosciuto oggi, di fronte a una cultura che si illude di favorire la felicità delle persone insistendo unilateralmente sulla libertà dei singoli individui".
La chiesa unifica, è serbatoio morale. La fede in Italia è "viva e profondamente radicata" e la chiesa è "chiesa di popolo". E in una realtà "differenziata", con diverse "condizioni di vita, di lavoro e di reddito" la chiesa rimane "il grande fattore unificante" della Nazione e "un prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro". "Avvertiamo quotidianamente - ha osservato - nelle immagini proposte dal dibattito pubblico e amplificate dal sistema delle comunicazioni il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado
ingiustificate".
Vangelo agli immigrati. Benedetto XVI ha quindi chiesto ai vescovi italiani di annunciare il vangelo sia ai "figli di quei popoli che ora vengono a vivere e lavorare in Italia, sia anche alla nostra gente che a volte si è allontanata dalla fede ed è comunque sottoposta alla pressione di quelle tendenze secolarizzatrici che vorrebbero dominare la società e la cultura in questo Paese".
Stima per altre fedi ma salda identità cristiana. A proposito del rapporto con le altre religioni, papa Ratzinger ha affermato: "La stima e il rispetto verso le altre religioni e culture, con i semi di verità e bontà che
rappresentano una preparazione al Vangelo, sono particolarmente necessari oggi in un mondo che cresce sempre più assieme". E subito dopo ha esortato i vescovi a non perdere la "consapevolezza dell'originalità, pienezza e unicità della rivelazione del vero Dio in Cristo". "Il clima relativistico e culturale che ci circonda - ha osservato il Pontefice - rende sempre più importante e urgente radicare e far maturare in tutto il corpo ecclesiale la certezza che Cristo è il nostro unico Salvatore". Anche per questo, ha ricordato, ha scritto il suo primo libro da Papa, "Gesù di Nazaret".
Formazione dei giovani compito importante. Il Papa ha poi ricordato l'incontro dei giovani a Loreto, del prossimo settembre, al quale parteciperà personalmente, e che si tiene in preparazione alla Giornata mondiale della
gioventù di Sydney del 2008. "Sappiamo bene - ha commentato - che la formazione cristiana delle nuove generazioni è il compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa". In particolare, ha concluso il Pontefice, "deve essere grande la cura per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, come anche la sollecitudine per la formazione permanente e per le condizioni in cui vivono e operano i sacerdoti. Specialmente in alcune regioni, infatti, proprio il numero troppo esiguo di giovani sacerdoti rappresenta già adesso un serio problema per l'azione pastorale: insieme a tutta la comunità cristiana, chiediamo con fiducia e con umile insistenza al signore il dono di nuovi e santi operai per la sua messe".
Il Papa: "Cinquanta giorni dopo la Pasqua, lo Spirito Santo scese sulla comunità dei discepoli ed ebbe inizio la missione della Chiesa"
CITTÀ DEL VATICANO - Bendetto XVI alla preghiera del Regina Coeli nella Solennità di Pentecoste, Domenica, 27 maggio 2007:
Cari fratelli e sorelle!
Celebriamo oggi la grande festa della Pentecoste, in cui la liturgia ci fa rivivere la nascita della Chiesa, secondo quanto narra
san Luca nel libro degli Atti degli Apostoli.
Cinquanta giorni dopo la Pasqua, lo Spirito Santo scese sulla comunità dei discepoli - "assidui e concordi nella preghiera" - radunati "con Maria, la madre di Gesù" e con i dodici Apostoli (cfr At 1, 14; 2, 1).
Possiamo quindi dire che la Chiesa ebbe il suo solenne inizio con la discesa dello Spirito Santo. In questo straordinario avvenimento troviamo le note essenziali e qualificanti della Chiesa:
la Chiesa è una, come la comunità di Pentecoste, che era unita nella preghiera e "concorde": "aveva un cuore solo e un'anima sola" (At 4, 32).
La Chiesa è
santa, non per i suoi meriti, ma perché, animata dallo Spirito Santo, tiene fisso lo sguardo su Cristo, per diventare conforme a Lui e al suo amore.
La Chiesa è cattolica, perché il Vangelo è destinato a tutti i popoli e per questo, già all'inizio, lo Spirito Santo fa sì che essa parli tutte le lingue.
La Chiesa è apostolica, perché, edificata sopra il fondamento degli Apostoli, custodisce fedelmente il loro insegnamento attraverso la catena ininterrotta della successione episcopale.
La Chiesa, inoltre, è per sua natura missionaria, e dal giorno di Pentecoste lo Spirito Santo non cessa di spingerla sulle strade del mondo, fino agli estremi confini della terra e fino alla fine dei tempi.
Questa realtà che possiamo verificare in ogni epoca è già come anticipata nel Libro degli Atti, dove si descrive il passaggio del Vangelo dagli Ebrei ai pagani, da Gerusalemme a Roma. Roma sta ad indicare il mondo dei pagani, e così tutti i popoli che sono al di fuori dell'antico popolo di Dio. In effetti, gli Atti si concludono con l'arrivo del Vangelo a Roma. Si può allora dire che Roma è il nome concreto della cattolicità e della missionarietà, esprime la fedeltà alle origini, alla Chiesa di tutti i tempi, a una Chiesa che parla tutte le lingue e va incontro a tutte le culture.
Cari fratelli e sorelle, la prima Pentecoste avvenne quando Maria Santissima era presente in mezzo
ai discepoli nel Cenacolo di Gerusalemme e pregava. Anche oggi ci affidiamo alla sua materna intercessione, affinché lo Spirito Santo scenda in abbondanza sulla Chiesa del nostro tempo, riempia i cuori di tutti i fedeli e accenda in essi il fuoco del suo amore.
(Chiesadomestica.net - 18.6.2007) - Spesso ci arrivano messaggi in cui persone ci chiedono: "Come fare per studiare la dottrina, la teologia cattolica? A chi rivolgersi,
dove trovare una fonte qualificata e disponibile vicino casa?". Ebbene, qual è il modo principale in cui i Battezzati possono apprendere la dottrina cattolica? Seguire l'insegnamento del successore di Pietro, del Papa. Egli è l'incaricato da Cristo di confermare i fratelli nella loro fede e di mantenere l'unità del credo tra tutti i Battezzati. Il suo è un insegnamento di prima grandezza ed è a disposizione di tutti, ovunque nel mondo.
Forse, dovremmo noi essere più attenti ad esso con continuità e adoperarci di più per trasmetterlo a chi ne ha bisogno.
Forse, dovremmo fidarci di più dello Spirito, che guida i credenti e fornisce loro ogni giorno la razione di "fior di frumento" necessaria. Proviamo a verificare quante nozioni di dottrina purissima ci vengono offerte a casa nostra da questo insegnamento del Papa, tenuto nella Udienza Generale del Mercoledì, in Vaticano, il 6 giugno
2007.
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UDIENZA GENERALE - Piazza San Pietro Mercoledì, 6 giugno 2007
“Quando ancora giacevo come in una notte oscura mi appariva estremamente difficile e faticoso compiere quello che la misericordia di Dio mi proponeva... Ero legato dai moltissimi errori della mia vita passata, e non credevo di potermene liberare, tanto assecondavo i vizi e favorivo i miei cattivi desideri...” (Benedetto XVI legge gli scritti di San Cipriano)
"Ma poi, con l’aiuto dell’acqua rigeneratrice, fu lavata la miseria della mia vita precedente; una luce sovrana si diffuse nel mio cuore; una seconda nascita mi restaurò in un essere interamente nuovo. In modo meraviglioso cominciò allora a dissiparsi ogni dubbio... Comprendevo chiaramente che era terreno quello che prima viveva in me, nella schiavitù dei vizi della carne, ed era invece divino e celeste ciò che lo Spirito Santo in me aveva ormai generato”.
Nato a Cartagine da ricca famiglia pagana, dopo una giovinezza dissipata Cipriano si converte al cristianesimo all’età di 35 anni. “Fu il primo vescovo che in Africa conseguì la corona del martirio”. Egli stesso racconta il suo itinerario spirituale.
Fu umanissimo e pervaso dal più
autentico spirito evangelico nell’esortare i cristiani all’aiuto fraterno dei pagani durante la pestilenza; seppe tenere la giusta misura nel ricordare ai fedeli - troppo timorosi di perdere la vita e i beni terreni - che per loro la vera vita e i veri beni non sono quelli di questo mondo; fu irremovibile nel combattere i costumi corrotti e i peccati che devastavano la vita morale, soprattutto l’avarizia. “Passava così le sue giornate”.
La Chiesa è il tema che gli è di gran lunga più caro.
Distingue tra Chiesa visibile, gerarchica, e Chiesa invisibile, mistica, ma afferma con forza che la Chiesa è una sola, fondata su Pietro.
Non si stanca di ripetere che “chi abbandona la cattedra di Pietro, su cui è fondata la Chiesa, si illude di restare nella Chiesa”.
Cipriano sa bene, e lo ha formulato con parole forti, che “fuori della Chiesa non c'è salvezza” e che “non può avere Dio come padre chi non ha la Chiesa come madre”.
Caratteristica irrinunciabile della Chiesa è l’unità, simboleggiata dalla tunica di Cristo senza cuciture: unità della quale dice che trova il suo fondamento in Pietro e la sua perfetta realizzazione nell’Eucaristia.
“Vi è un solo Dio, un solo Cristo”, ammonisce Cipriano, “una sola è la sua Chiesa, una sola fede, un solo popolo cristiano, stretto in salda unità dal cemento della concordia: e non si può separare ciò che è uno per natura”.
Non si deve trascurare, infine, l’insegnamento di Cipriano sulla preghiera. Io amo particolarmente il suo libro sul «Padre Nostro», che mi ha aiutato molto a capire meglio e a recitare meglio la «preghiera del Signore»: Cipriano insegna come proprio nel «Padre Nostro» è donato al cristiano il retto modo di pregare; e sottolinea che tale preghiera è al plurale, “affinché colui che prega non preghi unicamente per sé.
La nostra preghiera — scrive — è pubblica e comunitaria e, quando noi preghiamo, non preghiamo per uno solo, ma per tutto il popolo, perché con tutto il popolo noi siamo una cosa sola”.
Così preghiera personale e liturgica appaiono robustamente legate tra loro. La loro unità proviene dal fatto che esse rispondono alla medesima Parola di Dio. Il cristiano non dice “Padre mio”, ma “Padre
nostro”, fin nel segreto della camera chiusa, perché sa che in ogni luogo, in ogni circostanza, egli è membro di uno stesso Corpo.
“Preghiamo dunque, fratelli amatissimi”, scrive il Vescovo di Cartagine, “come Dio, il Maestro, ci ha insegnato. Quando si prega, inoltre, si abbia un modo di parlare e di pregare che, con disciplina, mantenga calma e riservatezza. Pensiamo che siamo davanti allo sguardo di Dio. Bisogna essere graditi agli occhi divini sia con l’atteggiamento del corpo che col tono della voce... E quando ci riuniamo insieme con i fratelli e celebriamo i sacrifici divini con il sacerdote di Dio, dobbiamo ricordarci del timore reverenziale e della disciplina, non dare al vento qua e là le nostre preghiere con voci scomposte, né scagliare con tumultuosa verbosità una richiesta che va raccomandata a Dio con moderazione, perché Dio è ascoltatore non
della voce, ma del cuore.
Si tratta di parole che restano valide anche oggi e ci aiutano a celebrare bene la Santa Liturgia.
Stando alla Bibbia e ai Padri, infatti, il cuore è l’intimo dell’uomo, il luogo dove abita Dio. In esso si compie quell’incontro nel quale Dio parla all’uomo, e l’uomo ascolta Dio; l’uomo parla a Dio, e Dio ascolta l’uomo.
Carissimi, facciamo nostro questo “cuore in ascolto”, di cui ci parlano la Bibbia e i Padri: ne abbiamo tanto bisogno! Solo così potremo sperimentare in pienezza che Dio è il nostro Padre, e che la Chiesa, la santa Sposa di Cristo, è veramente la nostra Madre.
> Testo Integrale della catechesi del Papa sul sito del Vaticano: Udienza del Mercoledì
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La strada è un inferno: dal Vaticano un documento sugli aspetti spirituali e morali della guida. Un approfondimento su vizi, violenze e arroganza quotidiani sulle nostre strade, per comprendere il fenomeno e reagire.
Tra incidenti, violenza, sfruttamento della prostituzione e dell'infanzia, arroganza, predominio e ostentazione attraverso i veicoli di lusso, il degrado morale e culturale ci assedia sotto casa. La Chiesa ha realizzato una guida su come ognuno di noi può conoscere e servire il bene comune quando è in strada ed ha lanciato ai potenti la richiesta di promuovere la difesa delle donne e dei bambini dai trafficanti di esseri umani e dalla schiavitù in cui vengono tenuti per o sfruttamento
sessuale e dell'accattonaggio.
CITTA' DEL VATICANO (Reuters 19.6.2007) - Non guidare ubriaco . Rispetta le regole della strada. Non considerare l'automobile un'espressione di potere, di dominio e di occasione di peccato. Sono alcune delle raccomandazioni contenute nel decalogo pubblicato oggi dal Vaticano all'interno della "Pastorale per gli utenti della strada", un vero e proprio manuale sugli aspetti spirituali e morali della guida. Nelle 36 pagine del documento, sono contenuti i 10 comandamenti che coprono tutto ciò che ha a che fare con la guida su strada, dalla manutenzione della macchina alla limitazione dell' "istinto di dominio" che si nasconde in ogni guidatore. "La guida di un'automobile fa emergere dall'inconscio inclinazioni che di solito, quando non si è per strada, sono 'controllate'.
Alla guida, invece, gli squilibri si manifestano, viene favorita la regressione a forme di comportamento primitive", si legge nel documento. > (continua)
> LEGGI IL DOCUMENTO INTEGRALE sul sito
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SETE D'INFINITO: Dio è accessibile agli uomini o vive in una dimensione lontana e inafferrabile? Una domanda non da poco, perché la risposta decide il rapporto che abbiamo con Dio e con la nostra vita. Il Papa riafferma la dottrina dell'incarnazione di Dio contro ogni tentativo di ridurre Cristo ad un semplice essere umano e di lasciare quindi il vero Dio nell'astratto e nell'inconoscibile.
(CITTA' DEL VATICANO, 20.6.2007) - Parole forti risuonano in Piazza San Pietro: "il Verbo di Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio". A
pronunciarle è addirittura il Papa.
BXVI, nella catechesi del mercoledì, ha voluto incoraggiare chi è alla ricerca di un contatto personale con l'infinito, chi non si rassegna ad una esistenza solamente materiale, chi vive l'inquietudine interiore e continua a nutrire, nelle pieghe della monotonia quotidiana, l'ambizione della realizzazione più assoluta di sé, fornendo le parole più nette e sconvolgenti della teologia cattolica sulla conoscenza dell'infinito, della divinità e del destino umano: "il Verbo di Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio".
"Egli si è reso visibile nel corpo - ha continuato il Papa - perché noi avessimo un’idea del Padre invisibile, ed egli stesso ha sopportato la violenza degli uomini perché noi ereditassimo l’incorruttibilità. Con la sua resurrezione, infatti, il Signore ha fatto sparire la morte come se fosse “paglia nel fuoco”. L’idea fondamentale di tutta la lotta teologica di sant’Atanasio era proprio quella che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, è il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Dio. Egli è divenuto realmente “Dio con noi”.
Atanasio, grande "teologo dell’incarnazione del Logos, il
Verbo di Dio che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” - dice il Papa - "fu anche il più importante e tenace avversario dell’eresia ariana, che allora minacciava la fede in Cristo, ridotto ad una creatura “media” tra Dio e l’uomo, secondo una tendenza ricorrente nella storia e che vediamo in atto in diversi modi anche oggi". Ario "con la sua teoria, minacciava l’autentica fede in Cristo, dichiarando che il logos non era vero Dio, ma un Dio creato, un essere “medio” tra Dio e l’uomo e così il vero Dio rimaneva sempre inaccessibile a noi".
Fu proprio a questi attacchi alla dottrina che "I Vescovi riuniti a Nicea risposero mettendo a punto e fissando il “Simbolo di fede” che, completato più tardi dal primo Concilio di Costantinopoli, è rimasto nella tradizione delle diverse confessioni cristiane e
nella liturgia come il Credo niceno-costantinopolitano. In questo testo fondamentale – che esprime la fede della Chiesa indivisa, e che recitiamo anche oggi, ogni domenica, nella Celebrazione eucaristica – figura il termine greco homooúsios, in latino consubstantialis: esso vuole indicare che il Figlio, il logos, è “della stessa sostanza” del Padre, è Dio da Dio, è la sua sostanza, e così viene messa in luce la piena divinità del Figlio, che era negata dagli ariani".
"Nonostante l’inequivocabile esito del Concilio, che aveva con chiarezza affermato che il Figlio è della stessa sostanza del Padre, poco dopo queste idee sbagliate tornarono a prevalere – in questa situazione persino Ario fu riabilitato –, e vennero sostenute per motivi politici dallo stesso imperatore Costantino e poi da suo figlio Costanzo II"
- ha poi avvertito il Papa, sottolineando come gli interessi dei potenti in ogni epoca tentano di piegare ai loro scopi le verità della fede, distorcendole e perseguitando chi le difende. ( >Leggi il testo integrale dell'insegnamento teologico del Papa sul sito del Vaticano)
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IL PUNTO DI VISTA CATTOLICO
Links Attualità
Intervista a Pupi Avati: «Dio mi ha salvato dai salotti»(da Il Giornale) "Benedetto XVI mi ha convinto con le sue dichiarazioni contro il relativismo, che è il problema numero uno della
cultura occidentale e il tema che più mi angustia. Io vivo circondato da persone che si sono costruite una fede prêt-à-porter".
Aborto, eutanasia e “il day after morale”(da Zenit) Nell’occidente secolarizzato il modello proposto è quello in cui la vita cessa di essere generata e diventa invece prodotta, con tanto di controllo di qualità ed eliminazione del prodotto difettoso del processo di lavorazione.
Il monito del Papa: «Attacchi sistematici a matrimonio e famiglia»(da Avvenire) In Europa è in atto un'«insistente pressione» ideologica che vuole ridurre il cristianesimo solo in una «dimensione privata». Specie nei Paesi dell'ex blocco orientale, «il consumismo, l'edonismo, il laicismo, il relativismo» stanno riuscendo là dove il comunismo s'era dovuto arrendere, specialmente «con un attacco sistematico al matrimonio e alla famiglia».
Cristianesimo, sale dell'Occidente(da Avvenire) Parla lo storico Thomas E. Woods jr.: «Sui media domina una leggenda nera sulla Chiesa "oscurantista". La realtà è l'opposto»
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(Chiesadomestica.net 26.6.2007) - Italia, boom delle sette sataniche: sono
ottomila, con seicentomila adepti, denuncia la Polizia.Comune di Bologna: patrocinio pubblico alle manifestazioni artistiche con diavolesse che insegnano ai gay a trasgredire la legge e madonne che piangono sperma.
Mentre la Polizia denuncia la gravità del fenomeno delle sette sataniche in Italia, che sono numerosissime e le cui attività «accertate nelle indagini sono violenza privata, istigazione al suicidio, furto, vilipendio di tombe e sequestri di persona», a Bologna politici irresponsabili e sfascisti,
patrocinano manifestazioni e mostre che propagandano la trasgressione della morale e della legge e l'insulto al sacro, come la «diavolessa» nera che mostra le tavole i «comandamenti gay» e «La Madonna Piange sperma».
_____________
LINKS ATTUALITA' :
Cinque tavole con una «diavolessa» nera che mostra i «comandamenti gay». Mostra a Bologna con il patrocinio del
Comune.
Tra gli altri: «Se lo desideri commetti con lei atti impuri che entrambe volete», «Ricordati di non santificare le loro feste ma celebra le tue», «Ruba i simboli che ti condannano». L'escalation della Giunta Cofferati continua: dopo il grosso finanziamento al "Party cittadino dello Sballo", l'attacco alla Cattedrale di San Pietro, il finanziamento alla Mostra su "La Madonna piange sperma", una nuova manifestazione di cosa sta a cuore alla Giunta di Centro-Sinistra.
Achille Bonito Oliva, critico d´arte: «L´arte è una provocazione
solo quando non riesce a essere arte. Intitolare così una mostra non ha in sé nulla di artistico. Si tratta di un gruppo di ragazzi che usa l´arte come forma di trasgressione misera, e così facendo la degrada. Allora si mette in piedi una bella provocazione. Si fa scandalo, si fa parlare di sé. Si ha la magra consolazione di scandalizzare il quartiere. E finisce tutto lì. Non c´è arte in questo, ma miseria. Scultori e pittori che non creano con la testa, ma con le mani. Sono vittima di un inesauribile ritardo culturale rispetto agli artisti veri».
In Italia le sette sataniche sono circa ottomila, con oltre 600mila adepti. È Poliziamoderna, il periodico ufficiale della Polizia di Stato, a fare il punto sul fenomeno.
«Le occasioni per aderire sono tante: Internet, negozi di musica gotica, raduni camuffati da feste, ma è difficilissimo uscirne.
Un universo sotterraneo che di tanto in tanto affiora attraverso tragici casi di cronaca nera, come i delitti delle Bestie di Satana, l’omicidio della suora di Chiavenna (Sondrio) e l’assassinio di Manfredonia (Foggia), compiuto da due ragazze che sostenevano di essere possedute dal demonio».
Molto spesso «le fattispecie accertate nelle indagini sono violenza privata, istigazione al suicidio, furto, vilipendio di tombe e sequestri di persona»,
spiega Antonio Salvatore Tonti, da sette mesi alla guida di una task force di investigatori anti-sette, che fa capo al Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine centrale. «Quando parliamo di setta, bisogna pensare all’accezione negativa del termine -spiega il primo dirigente della Polizia di Stato- e cioè ad un’associazione che agisce ai limiti dell’ordinamento legale e che opera in modo strisciante ed occulto». Le indagini sono complesse «poichè non esiste una normativa adeguata a questa realtà.
Voglia di libertà: vuota possibilità di fare o non fare qualcosa? Il Papa offre un punto di riferimento fermo alla nostra riflessione e
proclama tutta la "follia" cristiana.
(Chiesadomestica.net - 2.7.2007) - CITTA' DEL VATICANO - Liberi di fare cosa? E' la domanda del momento. Oggi che, nella cultura occidentale, ogni essere umano gode della libertà di essere e di fare ciò che vuole, è per ciascuno indispensabile sapere: chi voglio scegliere di essere, cosa voglio scegliere di fare?
Benedetto XVI indica un punto di riferimento fermo per la nostra riflessione: Dio, venuto sulla terra, "Non ha vissuto la sua libertà come arbitrio o come dominio. L'ha vissuta come servizio."
Prima della recita dell'Angelus domenicale in Piazza San Pietro con le migliaia di persone presenti, il Papa ha raccontato come Gesù di Nazareth, Figlio di Dio della stessa sostanza del Padre, ha vissuto la sua vita su questa terra in "obbedienza al Padre " realizzando "la propria libertà come consapevole scelta".
Una scelta basata su una motivazione forte, una scelta "motivata dall'amore" ed orientata al servizio verso il bene comune.
Benedetto XVI ha commentato il Vangelo di Luca nel quale si narra come Gesù "si diresse decisamente verso Gerusalemme" dove "lo attende la morte di croce". "Nell'espressione 'decisamente'" - ha affermato
il Papa - "possiamo intravedere la libertà di Cristo" che "in obbedienza alla volontà del Padre offre se stesso per amore".
"In questo modo Cristo ha 'riempito' di contenuto la libertà, che altrimenti rimarrebbe 'vuota' possibilità di fare o di non fare qualcosa."
"La libertà trae senso dall'amore" - ha sottolineato BXVI - "Come la vita stessa dell'uomo".
"La libertà cristiana è tutt'altro che arbitrarietà", ha scandito il Pontefice, per poi inoltrarsi nella più piena proclamazione di quella follia cristiana che scandalizza da secoli il mondo dei ragionevoli, dei tiepidi e degli intelligenti: la libertà cristiana "E' sequela di Cristo nel dono di sé sino al sacrificio della Croce. Può sembrare un
paradosso, ma il culmine della sua libertà il Signore l'ha vissuto sulla croce, come vertice dell'amore. Quando sul Calvario gli gridavano: 'Se sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce!', egli dimostrò la sua libertà di Figlio proprio rimanendo su quel patibolo per compiere fino in fondo la volontà misericordiosa del Padre".
"Questa esperienza l'hanno condivisa tanti altri testimoni della verità" - ha ricordato BXVI - "uomini e donne che hanno dimostrato di rimanere liberi anche in una cella di prigione e sotto le minacce della tortura."
Perché 'La verità vi farà liberi'.
"Chi appartiene alla verità - ha concluso il Papa, rivendicando la dignità ed il coraggio cristiano - non sarà mai schiavo di nessun potere, ma saprà sempre liberamente farsi servo dei
fratelli".
Le sperimentazioni della scienza sul corpo femminile(da Avvenire) In questa nostra epoca in cui i ritmi e le esigenze naturali del corpo vengono rifiutati e alterati per piegarli alle esigenze del mondo di oggi, la scienza sembra sinistramente considerare l'apparato riproduttivo femminile vicino ad una macchina da smontare e da rimontare. E anche l'accoglienza di una nuova vita deve fare i conti con le difficoltà oggettive segnate dai movimenti del mercato lavorativo che impongono di rimandare la scelta di mettere al mondo un figlio.
Massoneria, attacco alla famiglia(da "Il Timone", riportato da I segni dei tempi) La Massoneria ha operato per separare l'uomo da Gesù Cristo e dalla Chiesa. E ha capito che distruggendo la famiglia
il traguardo sarebbe stato a portata di mano…
Il monito del Papa: «Attacchi sistematici a matrimonio e famiglia»(da Avvenire) In Europa è in atto un'«insistente pressione» ideologica che vuole ridurre il cristianesimo solo in una «dimensione privata». Specie nei Paesi dell'ex blocco orientale, «il consumismo, l'edonismo, il laicismo, il relativismo» stanno riuscendo là dove il comunismo s'era dovuto arrendere, specialmente «con un attacco sistematico al matrimonio e alla famiglia».
L’Italia delle opere blasfeme. Ecco la Bibbia versione lesbo(da Il Giornale) Un’altra opera blasfema reinterpreta i dieci comandamenti in chiave saffica. La Lega Cattolica Antidiffamazione mette sotto accusa l’egemonia della cultura omosessuale: «L’attacco alla civiltà cristiana, e indirettamente l’offesa alla legge mosaica comune all’ebraismo e all’Islam, conferma ancora una volta l’indole anticattolica della lobby gay».
Dall'Onu un'ideologia per la felicità di pochi(da Avvenire, riportato da "Ratzinger.it") Dietro il concetto "Nuovo Ordine Mondiale" si nascondono filosofie e movimenti di connotazione massonica che pretendono di fissare i limiti del benessere senza preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in
una determinata qualità della vita. Si vuole diffondere una "filosofia dell'egoismo" da sostituire alla "filosofia dell'amore". È proprio in questo che l'uomo viene ingannato.
L'impossibile orgoglio dei pedofili che dà ripugnanza collettiva(da Avvenire) La raggelante giornata di un "orgoglio" fino a poco tempo fa inimmaginabile intreccia con la questione di fondo della modernità: con quel relativismo ormai penetrato nelle ossa dell’Occidente, per cui siamo sempre meno capaci di affermare che qualcosa è oggettivamente un bene, o un male. La diga apparentemente solida dell’orrore per l’infanzia ridotta a oggetto sessuale mostra incrinature solo pochi anni fa impensabili.
(www.chiesadomestica.net - 10.10.2007) - In Piazza San Pietro,
all'Angelus, Benedetto XVI torna a parlare delle "trasformazioni culturali, sociali ed etiche che sono in atto nel mondo" per additare una delle direzioni più urgenti dell'impegno sociale e solidale oggi: offrire orientamento culturale e spirituale.
Il Papa ha voluto esortare ogni persona che sente la chiamata all'impegno sociale e alla solidarietà con il prossimo a non dimenticare l'urgenza dell'aiuto alle povertà spirituali della nostra epoca.
Ricordando la millenaria preghiera del Rosario, ha invitato a non dimenticare di avere a disposizione la potente forza soprannaturale della preghiera come strumento per una azione efficace nel mondo.
E ricordando il 50° anniversario dell'Enciclica Fidei donum, che incoraggiò l'impegno dei cristiani per la missio ad gentes, ha voluto invitare tutti i Battezzati alla rinnovata consapevolezza di essere gli inviati del Signore della Vita verso gli altri.
Queste sono le verità impegnative, che l'insegnamento della Chiesa non può smettere di ricordare a quanti sono sensibili alle difficoltà e alle oppressioni del mondo.
Perché la Chiesa sa che "L'annuncio del Vangelo resta il primo servizio" dovuto all'umanità "per offrire la salvezza di Cristo all'uomo del nostro tempo, in tante forme umiliato e oppresso, e per orientare in senso cristiano le trasformazioni culturali, sociali ed
etiche che sono in atto nel mondo."
Al termine dell'Angelus, il Papa ha così pregato, affinché ogni Battezzato possa accogliere la propria missione per la difesa dell'identità cristiana della propria cultura e della propria terra: "Ci aiuti Maria a ricordarci che ogni cristiano è chiamato ad essere annunciatore del Vangelo con la parola e con la vita."
IL PUNTO DI VISTA
Rassegna Notizie del 3.10.2007
La nostra Rassegna di Attualità, Magistero e Profezia
>Il triste futuro che il femminismo sta preparando all'Occidente (da "Il domenicale", riportato da Fattisentire.net) Distruggendo la famiglia e la figura paterna e maschile, le femministe stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell’islam nelle società occidentali, preparando così un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. Le femministe alimentano la cultura del politicamente corretto che impedisce ogni critica all’immigrazione incontrollata e ai
fondamentalismi. E così per paradosso finisce per giustificare la schiavitù in cui è costretta la donna musulmana.
>Proponiamo al vostro discernimento una straordinaria testimonianza di conversione. La signora Gloria Polo (una dentista colombiana) afferma di aver avuto una
visione di Gesù e dell'inferno durante un'esperienza di "premorte": La testimonianza della signora Gloria Polo(da Maria Medjugorje) Sul sito Web della donna sono pubblicati vari documenti e interviste relativi a questa sua esperienza.
>Esempi di devastazione: In Olanda
inventano un'altra messa. Col copyright dei domenicani - La sperimentazione è già in corso. Al posto del prete ci sono uomini e donne designati dai fedeli. E tutti assieme pronunciano le parole della consacrazione, anch'esse variate a volontà. A giudizio dei domenicani olandesi, è questo ciò che vuole il Concilio Vaticano II - di Sandro Magister
>L'Europa? È ancora terra di religione(da Avvenire) Secondo lo studioso Philip Jenkins, più che l'islam, i veri "nemici" del cristianesimo paiono «le élite politiche e mediatiche che vogliono vivere in una società completamente laica e pensano che una fede convinta diventi un problema... La Chiesa è vista come il più importante blocco al progresso laicista».
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Angelus del Papa: Il profitto senza condivisione è cieco egoismo
(www.chiesadomestica.net) – “L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e
sostenibile.”
Così Benedetto XVI, che prima della preghiera dell'Angelus, ha detto: “Il denaro non è "disonesto" in se stesso, ma più di ogni altra cosa può chiudere l’uomo in un cieco egoismo. Si tratta dunque di operare una sorta di "conversione" dei beni economici. Sul tema della ricchezza e della povertà, anche su scala mondiale, si confrontano due logiche economiche: la logica del profitto e quella della equa distribuzione dei beni, che non sono in contraddizione l’una con l’altra, purché il loro rapporto sia bene ordinato."
"La dottrina sociale cattolica ha sempre sostenuto che l’equa distribuzione dei beni è prioritaria. Il profitto è naturalmente legittimo e, nella giusta misura, necessario allo sviluppo economico. Giovanni Paolo II, così scrisse nell’Enciclica >Centesimus
Annus: "la moderna economia d’impresa comporta aspetti positivi, la cui radice è la libertà della persona, che si esprime in campo economico come in tanti altri campi" (n. 32). Tuttavia, egli aggiunse, il capitalismo non va considerato come l’unico modello valido di organizzazione economica (cfr ivi, 35). L’emergenza della fame e quella ecologica stanno a denunciare, con crescente evidenza, che la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra ricchi e poveri e un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo e sostenibile."
"Maria Santissima, che nel Magnificat proclama: il Signore "ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote", aiuti i cristiani ad usare con saggezza evangelica, cioè con generosa solidarietà, i beni terreni."(>BXVI, Preghiera dell'Angelus, Castel Gandolfo, 23.9.2007)
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BXVI: il farmacista deve potersi rifiutare di collaborare alla distribuzione di prodotti che mettono fine alla vita umana.
“L'obiezione di coscienza è ''un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali come per esempio l'aborto e l'eutanasia''.
Città del Vaticano, 29 ott. - (Adnkronos/Ign, ore 13:48) - Benedetto XVI parla così, questa mattina, ricevendo in Vaticano i farmacisti cattolici convenuti a Roma in occasione del loro 25esimo Congresso internazionale.
Il Santo Padre chiede ai farmacisti di essere consapevoli degli effetti che hanno alcune molecole, create con lo scopo di evitare ''l'annidamento di un embrione'' o ''abbreviare la vita di una persona''. La vita, sottolinea, ''deve essere protetta dal suo concepimento alla sua morte naturale''.
Gli esperimenti
terapeutici che, sottolinea il pontefice, devono svilupparsi secondo dei protocolli che ''rispettano le norme etiche fondamentali'', Ogni tipo di cura o di sperimentazione deve avere come prospettiva un eventuale miglioramento della persona ''e non solamente la ricerca di progressi scientifici''. ''Il perseguimento del benessere dell'umanità - conclude Benedetto XVI -non può essere realizzato a deterimento del bene delle persone''.
Benedetto XVI: Rispetto per la vita umana, per la famiglia e per il creato sono valori comuni da tutelare - Operare per un giusto ordine nella società compito dei fedeli laici -
(Chiesadomestica.net - 19.10.2007) - "La cronaca quotidiana mostra che la società del nostro tempo ha di fronte molteplici emergenze etiche e sociali in grado di minare la sua stabilità e di compromettere seriamente
il suo futuro." E’ urgente e decisiva "la formazione e l’animazione dei cittadini cristianamente ispirati" capaci di "difendere e tutelare" "valori umani comuni". (BXVI, 19.10.2007)
"Particolarmente attuale è la questione antropologica, che abbraccia il rispetto della vita umana e l’attenzione da prestare alle esigenze della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Come è stato più volte ribadito, non si tratta di valori e principi solo "cattolici", ma di valori umani comuni da difendere e tutelare, come la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato."
"Operare per un giusto ordine nella società – spiega il Papa - è immediatamente compito proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato tocca ad essi partecipare in prima persona alla vita pubblica e, nel
rispetto delle legittime autonomie, cooperare a configurare rettamente la vita sociale, insieme con tutti gli altri cittadini secondo le competenze di ognuno e sotto la propria autonoma responsabilità."
"Agire in ambito politico per costruire un ordine giusto nella società italiana non è compito immediato della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici. A questo loro compito della più grande importanza, essi debbono dedicarsi con generosità e coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo.
Emergenza Rievangelizzazione (Newsletter del 30.11.2007)
Lettere del Papa
Una speranza per essere salvati - La strepitosa seconda lettera enciclica di Benedetto XVI
(Chiesadomestica.net – 30.11.2007) - Città del Vaticano, 30 novembre 2007 - BXVI: Quanto sia stato determinante per la consapevolezza dei primi cristiani l'aver ricevuto in dono una speranza affidabile, si manifesta anche là dove viene messa a confronto l'esistenza cristiana con la vita prima della fede o con la
situazione dei seguaci di altre religioni.
Paolo ricorda agli Efesini come, prima del loro incontro con Cristo, fossero «senza speranza e senza Dio nel mondo». Naturalmente egli sa che essi avevano avuto degli dèi, che avevano avuto una religione, ma i loro dèi si erano rivelati discutibili e dai loro miti contraddittori non emanava alcuna speranza. Nonostante gli dèi, essi erano «senza Dio» e conseguentemente si trovavano in un mondo buio, davanti a un futuro oscuro. Egli dice ai Tessalonicesi: Voi non dovete «affliggervi come gli altri che non hanno speranza».
Anche qui compare come elemento distintivo dei cristiani il fatto che essi hanno un futuro: non è che sappiano nei particolari ciò che li attende, ma sanno nell'insieme che la loro vita non finisce nel vuoto. Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente.
Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che in definitiva governano il mondo e l'uomo, ma un Dio personale governa le stelle, cioè l'universo; non le leggi della materia e dell'evoluzione sono l'ultima istanza, ma ragione, volontà, amore – una Persona. E se conosciamo questa Persona e Lei conosce noi, allora veramente l'inesorabile potere degli elementi materiali non è più l'ultima istanza; allora non siamo schiavi dell'universo e delle sue leggi, allora siamo liberi.
Una tale consapevolezza ha determinato nell'antichità gli spiriti schietti in ricerca. Il cielo non è vuoto. La vita non è un semplice prodotto delle leggi e della casualità della materia, ma in tutto e contemporaneamente al di sopra di tutto c'è una volontà personale, c'è uno Spirito che in Gesù si è rivelato come Amore.
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BXVI: Natale, per tanti una festa senza il festeggiato. E la gioia del Natale è sbagliata se non è attesa
di Gesù.
(Chiesadomestica.net – 23.12.2007) - Città del Vaticano - BXVI: Cerchiamo di volgere in questi giorni la mente e il cuore al Verbo eterno, al Logos, alla Parola che si è fatta carne e dalla cui pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia . Questa fede nel Logos Creatore, nella Parola che ha creato il mondo, in Colui che è venuto come Bambino, questa fede e la sua grande speranza appaiono oggi purtroppo lontane dalla realtà della vita vissuta ogni giorno, pubblica o privata. Questa verità pare troppo grande. Noi stessi ci arrangiamo secondo le possibilità che troviamo, almeno così sembra. Ma in questo modo il mondo diventa sempre più caotico ed anche violento: lo vediamo ogni giorno. E la luce di Dio, la luce della Verità, si spegne. La vita diventa oscura e senza
bussola.
Quanto è allora importante che noi siamo realmente credenti e da credenti riaffermiamo con forza, con la nostra vita, il mistero di salvezza che reca con sé la celebrazione del Natale di Cristo! A Betlemme si è manifestata al mondo la Luce che illumina la nostra vita; ci è stata rivelata la Via che ci conduce alla pienezza della nostra umanità. Se non si riconosce che Dio si è fatto uomo, che senso ha festeggiare il Natale? La celebrazione diventa vuota. Dobbiamo innanzitutto noi cristiani riaffermare con convinzione profonda e sentita la verità del Natale di Cristo, per testimoniare di fronte a tutti la consapevolezza di un dono inaudito che è ricchezza non solo per noi, ma per tutti. Scaturisce di qui il dovere dell’evangelizzazione che è proprio la comunicazione di questo “eu-angelion”, di
questa “buona notizia”. (Udienza del Mercoledì, 19.12.2007)
''La gioia – ha detto Benedetto XVI - entra nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l’anima è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù. E’ questa, purtroppo, la proposta delle culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori. Cari fratelli e sorelle, anche a Natale si può sbagliare strada, scambiare la vera festa con quella che non apre il cuore alla
gioia di Cristo''. (Angelus, 16.12.2007)
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BXVI: I diritti dell'uomo siano non solamente proclamati, ma applicati. La bioetica
esige un uso morale della scienza. Le organizzazioni internazionali se sono contro la pena di morte, riflettano sul valore sacro della vita umana.
(Chiesadomestica.net – Gennaio 2007) - Città del Vaticano – «In tutti i continenti la Chiesa cattolica si impegna affinché i diritti dell'uomo siano non solamente proclamati, ma applicati.
Il diritto può essere una forza di pace efficace solo se i suoi fondamenti sono solidamente ancorati nel diritto naturale, dato dal Creatore. È anche per tale ragione che non si può mai escludere Dio
dall'orizzonte dell'uomo e della storia. Il nome di Dio è un nome di giustizia; esso rappresenta un appello pressante alla pace.
Giustamente la nostra società ha incastonato la grandezza e la dignità della persona umana in diverse dichiarazioni dei diritti, formulate a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata giusto sessant'anni fa. Questo atto solenne è stato, secondo l'espressione di Papa Paolo VI, uno dei più grandi titoli di gloria delle Nazioni Unite.
Bisogna augurarsi che gli organismi, creati per la difesa e la promozione dei diritti dell'uomo, consacrino tutte le proprie energie a tale scopo e, in particolare, che il Consiglio dei Diritti dell'Uomo sappia rispondere alle attese suscitate per
la sua creazione.
La Santa Sede, per parte sua, non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana.
Le nuove frontiere della bioetica non impongono una scelta fra la scienza e la morale, ma che esigono piuttosto un uso morale della scienza.
D'altra parte, ricordando l'appello del Papa Giovanni Paolo II in occasione del Grande Giubileo dell'Anno 2000, mi rallegro che lo scorso 18 dicembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire
una moratoria sull'applicazione della pena di morte ed io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana.» (AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE, 7.1.2008)
BXVI: La globalizzazione non è un nuovo ordine mondiale, ma il lusso di pochi e la miseria di molti. Indispensabile la moderazione e una vita sobria per salvare l'umanità.
(Chiesadomestica.net – Gennaio 2007) - Città del Vaticano - «Anche oggi,
tuttavia, resta vero quanto diceva il profeta: “nebbia fitta avvolge le nazioni”. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti.
Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo. La moderazione non è allora solo una regola ascetica, ma anche una via di salvezza per
l’umanità.
È ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile. Per questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio.» (NELLA SOLENNITÀ DELLA EPIFANIA DEL SIGNORE , 06.01.2008)
BXVI: Ogni cristiano porta dentro la luce della stella per rischiarare i passi dei fratelli.
(Chiesadomestica.net –
Gennaio 2007) - Città del Vaticano - «Osservando i fenomeni celesti, questi misteriosi personaggi avevano visto sorgere una stella nuova e, istruiti anche dalle antiche profezie, avevano riconosciuto in essa il segno della nascita del Messia,
Gli uomini e le donne di ogni generazione, in questo loro peregrinare, hanno bisogno di essere orientati: quale stella possono dunque seguire?
Anche la Chiesa, pertanto, svolge per l’umanità la missione della stella. Ma qualcosa del genere si può dire di ogni cristiano, chiamato a rischiarare con la parola e la testimonianza della vita
i passi dei fratelli. Quanto è importante allora che noi cristiani siamo fedeli alla nostra vocazione! Ogni autentico credente è sempre in cammino nel proprio personale itinerario di fede e, al tempo stesso, con la piccola luce che porta dentro di sé, può e deve essere di aiuto a chi si trova al suo fianco, e magari stenta a trovare la strada che conduce a Cristo.» (LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 06.01.2008 )
BXVI: Nel buio di un mondo chiuso, scende dall'alto del cuore di Dio una luce per tutti.
(Chiesadomestica.net – Gennaio 2007) - Città del Vaticano - «"Per Maria
si compirono i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”.
(Lc 2,6). Queste frasi, sempre di nuovo ci toccano il cuore. È arrivato il momento che Israele aveva atteso da tanti secoli, durante tante ore buie – il momento in qualche modo atteso da tutta l’umanità in figure ancora confuse: che Dio si prendesse cura di noi, che uscisse dal suo nascondimento.
Il messaggio di Natale ci fa riconoscere il buio di un mondo chiuso, e con ciò illustra senz’altro una realtà che vediamo quotidianamente. Ma esso ci dice anche, che Dio non si lascia chiudere fuori. Egli trova uno
spazio, entrando magari per la stalla; esistono degli uomini che vedono la sua luce e la trasmettono.
Mediante la parola del Vangelo, l’Angelo parla anche a noi, e nella sacra liturgia la luce del Redentore entra nella nostra vita.
Se siamo pastori o sapienti – la luce e il suo messaggio ci chiamano a metterci in cammino, ad uscire dalla chiusura dei nostri desideri ed interessi per andare incontro al Signore ed adorarlo. Lo adoriamo aprendo il mondo alla verità, al bene, a Cristo, al servizio di quanti sono emarginati e nei quali Egli ci attende.» (SANTA MESSA DI MEZZANOTTE - SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE -
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI - Basilica Vaticana, 25 dicembre 2007)
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Alle ore 12 della Domenica, il Santo Padre Benedetto XVI si affaccia alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico
Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
BXVI: Essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene.
(Chiesadomestica.net – 22.1.2007) - Città del Vaticano - LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS - “Come sapete, avevo accolto molto volentieri il cortese invito che mi era stato
rivolto ad intervenire giovedì scorso all’inaugurazione dell’anno accademico della "Sapienza – Università di Roma" ed ho lavorato con grande gioia al mio discorso. Conosco bene questo Ateneo, lo stimo e sono affezionato agli studenti che lo frequentano: ogni anno in più occasioni molti di essi vengono ad incontrarmi in Vaticano, insieme ai colleghi delle altre Università. Purtroppo, com’è noto, il clima che si era creato ha reso inopportuna la mia presenza alla cerimonia. Ho soprasseduto mio malgrado, ma ho voluto comunque inviare il testo che avevo preparato nei giorni dopo Natale per questa occasione. All’ambiente universitario, che per lunghi anni è stato il mio mondo, mi legano l’amore per la ricerca della verità, per il confronto, per il dialogo franco e rispettoso delle reciproche posizioni. Tutto ciò è anche missione della Chiesa, impegnata a seguire fedelmente Gesù, Maestro di vita, di verità e di amore. Come professore, per così dire, emerito che ha incontrato
tanti studenti nella sua vita, vi incoraggio tutti, cari universitari, ad essere sempre rispettosi delle opinioni altrui e a ricercare, con spirito libero e responsabile, la verità e il bene. A tutti e a ciascuno rinnovo l’espressione della mia gratitudine, assicurando il mio affetto e la mia preghiera.” (Angelus del 20.1.2007)
L'ARTICOLO DEL GIORNO - "Nessun potere può sentirsi più sicuro da quell’attimo in cui, alla periferia dell’Impero romano (e di tutti gli imperi della storia), una bellissima fanciulla quindicenne, inerme e indifesa, ma coraggiosissima e decisa a tutto per il Signore, ha detto il suo “sì” a Dio." - da www.antoniosocci.it del 21.1.2008 -
"E’ da quel “sì” che Dio volle domandare e a cui volle sottoporsi, che tutte le donne, considerate fino ad allora nulla in quelle civiltà, acquistarono il diritto, nella storia, di poter dire “sì” o “no”, come creature libere."
"La preghiera dell’Angelus (che ricorda l’Annunciazione, il “sì” di Maria e l’incarnazione di Dio) è la politica di Dio: annuncia il ribaltamento del potere nel mondo,
l’annientamento di tutti i poteri, l’inizio della loro fine (anche il presuntuoso potere degli intellettuali di cui Dio si infischia). E’ l’unica vera rivoluzione ed ha un bel volto di fanciulla: è la rivoluzione della tenerezza e dello stupore."
"Non a caso nel Vangelo, nell’episodio delle tentazioni, Satana dice a Gesù (e rivela a noi: è un grande scoop politico) che tutti i regni della terra sono nelle sue mani. Tutti i poteri (anche quello che ciascuno di noi impone nella dinamica dei rapporti quotidiani)."
"Da duemila anni, da quel “sì” pronunciato da una
ragazzina ignota a tutti in terra, tutta la storia umana è stata ribaltata. Perché prima dominavano le tenebre più disumane e barbare. Tutti gli imperi e tutte le religioni della storia – come ha insegnato il grande René Girard - si fondavano sui sacrifici umani. Non solo quelli agli dèi, a migliaia, ma quelli decretati da re e imperatori per lotte e conquiste. Tutta la struttura sociale e civile si fondava sulla schiavizzazione di interi popoli, sull’arbitrio del potente sul debole. Donne, bambini e ammalati valevano meno di niente e la loro vita era di norma violata e soppressa. i cristiani sentono la preghiera dell’Angelus con tanta commozione."
"Perché è l’annuncio che la notte è finita. La storia umana secondo Hegel è una immensa macelleria. Ebbene, da quel “sì”
di Maria sulla notte della storia, che gronda sangue innocente e crudeltà, è esplosa l’alba, il volto di un Re potente e buono che vince.
Da quell’Annuncio nel mondo è entrata la luce. E – di conseguenza – tutto quello che nella nostra civiltà c’è di vero, di buono e di bello. In quella terra, l’Europa, che ha accolto l’annuncio cristiano è fiorita l’umanità. E’ sbocciata la pietà per gli ammalati e sono stati inventati gli ospedali, la passione per la conoscenza (e sono nate le università e la scienza), la sacralità di ogni persona umana ed è sorta la libertà dei popoli. E la passione per la bellezza che ha fatto fiorire di arte la nostra terra, soprattutto nel ricordo di quella ragazzina di Nazaret, la donna più rappresentata e amata, in ogni angolo d’Italia e d’Europa."
"Recitare tre Ave Maria in memoria dell'Annunciazione. La preghiera si chiamerà popolarmente “il saluto dell'Angelo”. "Perché dopo quell’ “Ave”, la Vergine, la nuova Eva, ci ha donato il Liberatore ed è iniziata la nuova storia del mondo, la nuova creazione. Non solo “un altro mondo è possibile”, ma c’è già."
> Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza(da "L'Osservatore Romano", riportato da Stranau.it) Il Prof. Giorgio Israel qui spiega che l'opposizione alla visita del Papa alla Sapienza non è motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità ma è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
> Il Santo Padre e la crisi dell’Occidente (da "Il Foglio", riportato da Il Mascellaro) Nel discorso di Ratisbona e nell’enciclica “Spe salvi” il messaggio che Benedetto XVI annuncia è in sostanza questo: “L’Illuminismo è morto e siamo
stati noi a ucciderlo. Non sappiamo più che cosa sia il progresso e cosa la decadenza. Non sappiamo più qual è la parte giusta della storia e quale la sbagliata. Ci riempiamo la bocca con gli stereotipi dell’Illuminismo, ma non abbiamo più il coraggio di imporre i nostri valori illuminati alle culture che predicano l’intolleranza e l’oscurantismo. Abbiamo perso completamente la fiducia nelle vecchie teorie del progresso laico. Non sappiamo se stiamo andando avanti o indietro. Non abbiamo più nulla che ci guidi”.
> Tra Michelangelo e Darwin emerge la questione antropologica (da Zenit) La teoria darwinista è una vera e propria ideologia che concepisce un mondo fondato sul caso dove l’uomo è solo un anello della filiera
evolutiva, senza alcun salto qualitativo tra di esso e gli animali inferiori. Questa teoria, oggi sempre più contestata da numerosi scienziati, travalica i confini della scienza e finisce per eliminare il Creatore e ridurre l’umano, aprendo così la porta alle teorie razziali diffuse e praticate dal Nazionalsocialismo di Hitler.
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Redazione Chiesadomestica.net
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Emergenza
Rievangelizzazione (Newsletter
del 25.1.2007)
Il
Magistero del Papa
Presentato
presso la Sala Stampa della Santa Sede, il Messaggio del Santo Padre
per la XLII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che
quest'anno ha per tema: "I mezzi di comunicazione sociale: al
bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la Verità per
condividerla".
Mass-media,
manipolazione delle coscienze e dominio globale: l'analisi allarmante
del Papa
MEZZI
DI COMUNICAZIONE DELLA VERITA' O STRUMENTI DI DOMINIO
"I
media, nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la diffusione
delle idee, ma possono e devono essere anche strumenti al servizio di
un mondo più giusto e solidale. Non manca, purtroppo, il
rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a
sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti."
MANIPOLAZIONE
DELLE COSCIENZE O SERVIZIO ALLA CRESCITA ETICA DELLA PERSONA
"L’umanità
si trova oggi di fronte a un bivio. Anche per i media vale quanto ho
scritto circa l’ambiguità del progresso, che offre inedite
possibilità per il bene, ma apre al tempo stesso possibilità
abissali di male che prima non esistevano. Occorre pertanto chiedersi
se sia saggio lasciare che gli strumenti della comunicazione sociale
siano asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in balia
di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non sarebbe
piuttosto doveroso far sì che restino al servizio della
persona e del bene comune e favoriscano “la formazione etica
dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore”?"
ESERCIZIO
DEL POTERE E FORZA DI SUGGESTIONE DISTRUTTIVA
"Oggi,
in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere
talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di
determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che
possiede.
Il
pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con
preoccupazione. Proprio perché si tratta di realtà che
incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana
(morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva,
culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire
che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è
anche eticamente praticabile."
SALVARE
LE DIMENSIONI COSTITUTIVE DELL'UOMO E DELLA SUA VERITA'
"Anche
nell'azione dei mezzi di comunicazione sociale "sono in gioco
dimensioni costitutive dell’uomo e della sua verità",
"quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici, finisce per
non tenere più in conto la centralità e la dignità
inviolabile dell’uomo, rischiando di incidere negativamente sulla
sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la
libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è
indispensabile che le comunicazioni sociali difendano gelosamente la
persona e ne rispettino appieno la dignità."
IMPEDIRE
LO STRAPOTERE DEL MATERIALISMO ECONOMICO E DEL RELATIVISMO ETICO
"Occorre
evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico
e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e
devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo,
difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla.
Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della
verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta
della comunicazione sociale."
"E’
il caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per la
collocazione di prodotti di consumo mediante una pubblicità
ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la realtà, di
fatto si tende a legittimare e ad imporre modelli distorti di vita
personale, familiare o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la
cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla
trasgressione, alla volgarità e alla violenza."
(Benedetto XVI,
Messaggio per la 42° Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali, 4.5.2008)
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Emergenza
Rievangelizzazione (Newsletter
del 4.2.2008)
Il
Magistero della Chiesa sulla dignità della vita umana
La
notizia della settimana arriva dall'Inghilterra: la nuova ricerca
scientifica sulle cellule staminali punta ad escludere il padre dalla
procreazione per aprire la strada al predominio della tecnologia
sulla vita umana. La Chiesa difende l'amore umano e la dignità
della persona, chiamando le coscienze alla loro missione civile.
La civiltà di un popolo si misura dalla capacità di
servire la vita
Generare
un figlio senza bisogno del padre, ecco la nuova ricerca sulle
staminali.
Questa è la sintesi, cui si arriva dopo
le recenti notizie della rivista inglese New Scientific: dalla
cellula staminale di una donna si crea lo spermatozoo, poi con questo
si feconda un ovulo della stessa donna.
La paternità
resterebbe solo un retaggio culturale di altri tempi, la procreazione
non sarebbe più l’incontro tra due persone, che si amano e
si donano l’uno all’altra.
Queste considerazioni sollevano
gravi riserve morali, che trovano la loro forza nella stessa ragione
umana, oltre che in motivazioni di fede.
Alcuni ricercatori
inglesi avrebbero già avuto soddisfacenti risultati nei topi
ed ora penserebbero all’uomo.
Ci troveremmo, così,
davanti ad una nuova forma di fecondazione artificiale: tutta ancora
da verificare, ma, comunque preoccupante negli scopi che si
propone.
La riflessione che si impone non è solo
scientifica, ma è anche etica.
La ragione fa capire che ci
sono ottime ragioni perché la procreazione resti un fatto
umano e non sia un mero evento biologico.
Ai ricercatori inglesi
la comunità internazionale dovrebbe chiedere con forza di
fermare una pratica che è contro l’uomo e dedicarsi ad altri
ambiti, che urgono maggiormente, come quello del superamento delle
cause che conducono alla infertilità. Questo è un reale
servizio alle donne e alle famiglie.nota sir esproprio paternità.
(dalla Nota SIR: Figli senza padri, del 1.2.2008)
Il
Papa all'Angelus: "Ognuno, secondo le proprie possibilità,
professionalità e competenze, si senta sempre spinto ad amare
e servire la vita, dal suo inizio al suo naturale tramonto."
"E’
infatti impegno di tutti accogliere la vita umana come dono da
rispettare, tutelare e promuovere, ancor più quando essa è
fragile e bisognosa di attenzioni e di cure, sia prima della nascita
che nella sua fase terminale."
"Mi unisco ai Vescovi
italiani nell’incoraggiare quanti, con fatica ma con gioia, senza
clamori e con grande dedizione, assistono familiari anziani o
disabili, e a coloro che consacrano regolarmente parte del proprio
tempo per aiutare quelle persone di ogni età la cui vita è
provata da tante e diverse forme di povertà."
(All'Angelus del 3.2.2008)
"Nella
nostra epoca, in cui lo sviluppo delle scienze attira e seduce
mediante le possibilità offerte, è più
importante che mai educare le coscienze dei nostri
contemporanei, affinché la scienza non divenga il criterio del
bene e l'uomo sia rispettato come il centro del creato e non
sia oggetto di manipolazioni ideologiche, né di decisioni
arbitrarie o abusi dei più forti sui più deboli.
Pericoli di cui abbiamo conosciuto le manifestazioni nel corso della
storia umana, e in particolare nel corso del ventesimo secolo.
Qualsiasi pratica scientifica deve essere anche una pratica di amore,
chiamata a mettersi al servizio dell'uomo e dell'umanità."
(Discorso ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze e ai
loro omologhi dell'Accademia di Parigi, 28.1.2008)
"I
due criteri fondamentali per il discernimento morale in questo campo
sono: a) il rispetto incondizionato dell’essere umano come persona,
dal suo concepimento fino alla morte naturale, b) il rispetto
dell’originalità della trasmissione della vita umana
attraverso gli atti propri dei coniugi. Dopo la pubblicazione nel
1987 dell’Istruzione Donum vitae, che aveva enunciato tali criteri,
molti hanno criticato il Magistero della Chiesa, denunciandolo come
se fosse un ostacolo alla scienza e al vero progresso dell’umanità.
Ma i nuovi problemi connessi, ad esempio, con il congelamento degli
embrioni umani, con la riduzione embrionale, con la diagnosi
pre-impiantatoria, con le ricerche sulle cellule staminali embrionali
e con i tentativi di clonazione umana, mostrano chiaramente come, con
la fecondazione artificiale extra-corporea, sia stata infranta la
barriera posta a tutela della dignità umana. Quando
esseri umani, nello stato più debole e più indifeso
della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o
utilizzati quale puro “materiale biologico”, come negare che essi
siano trattati non più come un “qualcuno”, ma come un
“qualcosa”, mettendo così in questione il concetto stesso
di dignità dell’uomo?"
"Certamente
la Chiesa apprezza e incoraggia il progresso delle scienze biomediche
che aprono prospettive terapeutiche finora sconosciute, mediante, ad
esempio, l’uso delle cellule staminali somatiche oppure mediante le
terapie volte alla restituzione della fertilità o alla cura
delle malattie genetiche. Nel contempo essa sente il dovere di
illuminare le coscienze di tutti, affinché il progresso
scientifico sia veramente rispettoso di ogni essere umano, a cui va
riconosciuta la dignità di persona, essendo creato ad immagine
di Dio." (Discorso alla Congregazione per la Dottrina della
fede, 31.1.2008)
I
figli non sono cose, da mettere al mondo per gratificare i genitori
"La
civiltà di un popolo si misura dalla sua capacità di
servire la vita. I primi a essere chiamati in causa sono i genitori.
Lo sono al momento del concepimento dei loro figli: il dramma
dell’aborto non sarà mai contenuto e sconfitto se non si
promuove la responsabilità nella maternità e nella
paternità. Responsabilità significa considerare i
figli non come cose, da
mettere al mondo per gratificare i desideri dei genitori;
ed è importante che, crescendo, siano incoraggiati a “spiccare
il volo”, a divenire autonomi, grati ai genitori proprio per essere
stati educati alla libertà e alla responsabilità,
capaci di prendere in mano la propria vita”. (Messaggio dei
vescovi italiani - Giornata per la vita 2008)
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Emergenza
Rievangelizzazione (Newsletter
del 6.2.2008)
La
Dottrina della Chiesa Il
Mercoledì delle Ceneri, Porta della Quaresima. Scarica
l'articolo esplicativo, allegato anche in Pdf, in fondo a questa e-mail.
La
conversione è cambiamento di mentalità e di azione, cui
sono chiamati tutti i Battezzati –
MERCOLEDI'
DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA – SCARICA L'ARTICOLO
esplicativo, allegato anche in Pdf, in fondo a questa email.
Oggi,
Mercoledì delle Ceneri, inizia uno dei tempi forti della
esperienza spirituale cristiana. I cattolici, popolo in cammino
interiore verso la Luce e la sua salvezza, si ritirano oggi
spiritualmente per quaranta giorni nel distacco e nella preghiera,
sulle orme del loro Maestro Gesù, per concentrarsi ad
ascoltare il Dio che parla nel cuore, il Dio che parla nel silenzio.
Si
tratta di Quaranta Giorni, in cui i cattolici praticano l'esercizio
ascetico di allontanarsi dagli attaccamenti alle cose materiali e ai
tanti "eccessi" che riempiono e frastornano la nostra vita
e compiono donazioni per aiutare gli altri. "
Il
Papa: "Condurre il “combattimento spirituale” della
Quaresima armati della preghiera, del digiuno e della pratica
dell’elemosina, per giungere alle celebrazioni delle Feste pasquali
rinnovati nello spirito." (Messaggio
per la Quaresima 2008)
"La
conversione (metanoia), nel suo significato propriamente
cristiano, è un cambiamento di mentalità e di azione,
come espressione della vita nuova in Cristo proclamata dalla fede: si
tratta di una continua riforma di pensiero e di opere verso una più
intensa identificazione con Cristo, cui sono chiamati anzitutto i
battezzati. Tale è, in primo luogo, il significato dell'invito
formulato da Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo!»"(Congregazione
per la Dottrina della Fede, il 3 dicembre 2007, memoria liturgica di
S. Francesco Saverio, Patrono delle Missioni.)
IL
NOSTRO ARTICOLO ESPLICATIVO - Puoi scaricarlo in fondo
all'email in formato Pdf.
(www.chiesadomestica.net
– 6.2.2008) -
MERCOLEDI'
DELLE CENERI, PORTA DELLA QUARESIMA
- di
Nicola Castellano - Un
tempo liturgico di ascesi per incorporare la salvezza di Cristo nella
nostra vita. Il cammino di grazia verso la Pasqua dei cristiani che
divengono adulti nella conversione continua e nella conformazione
interiore progressiva al loro Signore. Una breve nota esplicativa per
vivere consapevolmente questo tempo forte dell'avventura della fede.
L'anno
liturgico nel nuovo testamento
L'anno
liturgico, cioè la celebrazione dei misteri di Cristo nello
spazio di un anno, trova fondamento nei i seguenti motivi
teologici:
a) – la legge della imitazione
graduale e progressiva
del Cristo: per cui ciò
che è accaduto una volta nella realtà storica della
vita di Cristo, venendo celebrato dalla solennità (liturgica)
in modo ricorrente viene rinnovato nel cuore dei credenti
(S.Agostino);
b)
– il limite
della nostra natura umana:
che ha bisogno di sfaccettare il mistero totale del Cristo per
potersi uniformare progressivamente alla sua immagine;
c) – il
nostro
inserimento nel tempo,
per cui il tempo (chrònos) è divenuto «momento di
salvezza» (Kairòs), cioè è rinnovato e
consacrato: l'«oggi» di grazia dei misteri li rende in
qualche modo presenti, affinché noi nella successione dei vari
anni, in uno svolgimento secondo una spirale progressiva, possiamo al
termine di un anno venire a contatto con essi in modo più
elevato che al suo inizio.
In conclusione, il tempo della
Chiesa gravita attorno all'anno della redenzione del Cristo (cfr.
Lc 4,16-21),
e questo viene sviluppato lungo l'anno liturgico in funzione di sua
proiezione e sintesi nella storia umana (anno astronomico = figura
dell'anno liturgico = movimento degli uomini attorno al Cristo). In
questo modo il tempo dell'azione di grazia salvifica nella storia
umana non solo viene misurato e ordinato, ma anche perfezionato e
accresciuto attraverso la progressione degli anni liturgici.
Il
mistero di Cristo, unico e totale, cresce continuamente in noi in
modo progressivo (ciclico), ma sempre più nuovo ed efficace:
l'anno, infatti, è il simbolo dell'eternità, per il
fatto che, muovendosi in modo circolare, sempre ritorna al punto di
partenza, senza fermarsi a un qualche termine (S.Giovanni
Crisostomo).
Non è perciò un cerchio chiuso, ma una linea a spirale,
quasi un anello nuziale che la chiesa-sposa offre al Cristo suo
sposo; sintesi della circolarità nei ritmi naturali e della
linearità della storia salvifica. (Cfr.
Enzo Lodi “Liturgia della Chiesa” EDB)
OSSERVAZIONI
Questo
bel passo di Enzo Lodi sintetizza efficacemente il senso teologico
dell'anno liturgico e ci aiuta a partecipare più
consapevolmente alla liturgia, anche sotto questo particolare aspetto
della celebrazione del mistero di Cristo nel tempo. Brevi accenni,
certo, ma che ci introducono già nel mistero per accennarne
una piccola parte e per dare un senso più profondo alla nostra
partecipazione all'azione sacra.
L'anno liturgico è
iniziato con il periodo di Avvento e con il tempo di Natale in cui
abbiamo celebrato lo stesso mistero di Cristo, sotto l'aspetto della
sua venuta. Nel primo periodo dell'Avvento, la liturgia della Chiesa
ci ha immersi nel mistero della venuta escatologica, finale, del
Cristo, che dovrà ritornare, fortificando la nostra fede in
questa speranza; nel secondo periodo siamo stati portati dalla
sapiente forza dello Spirito liturgico a contemplare l'incarnazione
del Verbo di Dio.
Possiamo sintetizzare quanto abbiamo
celebrato nell'Avvento e nel Natale del Signore con queste parole: è
venuto, viene, ritornerà ...
Ora,
dopo il periodo appena trascorso, definito “Tempo Ordinario”, in
cui ogni Domenica e i successivi giorni feriali ad essa collegati ci
hanno messo in rilievo particolari aspetti del mistero di Cristo, ed
ognuna di queste domeniche ha rappresentato come un libro a sé,
stiamo per entrare nuovamente in un tempo
forte,
cioè caratterizzato nel suo insieme da un unico filo
conduttore per più domeniche, questo periodo è la
Quaresima.
La Quaresima è innanzitutto un tempo
specifico di preparazione alla Pasqua;
un tempo elaborato liturgicamente ed interiormente in senso
ascetico.
La Quaresima ci introduce nella celebrazione, ogni
anno più intensa, del mistero Pasquale di Cristo.
Il nome
antico, ma anche attuale, che nella liturgia di lingua latina è
Quadrigesima, che di per sé significa “40”, ha le sue
radici nella lingua simbolica della Bibbia:
► Il diluvio
dura 40 giorni (Gen
7,4)
►
Mosè rimane sul monte Sinai 40 giorni e 40 notti (Es
24,18)
►
Il popolo di Dio vaga nel deserto per 40 anni (Gs
5,6)
►
Il cammino di Elia verso un'altra montagna, l'Oreb, dura 40 giorni e
notti (1
Re 19,8)
►
La penitenza della popolazione di Ninive è di 40 giorni (Gb
8)
►
Nel NT Mc 1,13 narra di Gesù che resta 40 giorni e 40 notti
nel deserto.
Per tutti questi personaggi, sia dell'AT che del NT,
il numero di 40 giorni o anni era un tempo
di purificazione e di penitenza;
era un tempo di preparazione per
la manifestazione di Dio,
per questo evento della salvezza. Per noi è anche un tempo di
preparazione all'adorazione della croce e alla resurrezione di
Cristo, nostro Dio.
Teologia
della Quaresima - (Cfr.
José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua”
in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice Vaticana)
“Per
Cristo, il mistero pasquale è il suo passaggio trionfale dalla
morte alla vita. Il mistero totale della passione, della morte, della
risurrezione e dell'ascensione. E' il passaggio=pasqua, il grande
evento della storia, l'evento salvifico per eccellenza. Atto vitale,
dinamico, del Dio potente, che ci salva dalla morte per mezzo della
morte del Figlio suo, e ci introduce nella vita attraverso la nuova
Vita di Cristo.
Per noi, il mistero pasquale è la
partecipazione alla morte, alla resurrezione e all'ascensione di
Cristo. Si tratta del fatto che anche noi « passiamo »,
ci uniamo al passaggio pasquale di Cristo. Ogni
anno più profondamente.
Questo
è l'asse della storia della salvezza: che ciò che si è
compiuto in Cristo-capo si compia in tutte le sue membra.
Cristo
ha fatto il grande passaggio. Ha compiuto la Pasqua in se stesso.
Ora
il Cristo totale, la Chiesa, prolunga e perfeziona questa Pasqua del
Cristo fisico lungo la storia, passando continuamente dalla morte del
peccato alla nuova e feconda vita della grazia, cammino di salvezza
totale e definitiva: « Perché la tua Chiesa, rinnovata
dai sacramenti pasquali, giunga alla gloria della risurrezione »
(domenica
di Pasqua, orazione dopo la comunione).
Un
tempo forte di novanta giorni dalla Quaresima alla Pasqua
Tutto
l'anno liturgico ha come fine l'assimilazione del mistero di Cristo.
Ma con maggior intensità la Quaresima e la Pasqua:
- la
Quaresima ci inizia alla Pasqua, ci allena nel passaggio dalla morte
alla vita;
- il Triduo Pasquale (Venerdì, Sabato e Domenica
della Risurrezione) porta al culmine la celebrazione del passaggio
del Signore (dalla morte e dal sepolcro alla vita) e del nostro
passaggio (dal peccato, attraverso il battesimo, alla grazia);
-
il Tempo Pasquale prolunga la solennità durante i cinquanta
giorni - la « pentecoste » -, che si celebrano come un
solo giorno.
La Quaresima non è dunque fine a se
stessa, ma culmina e si perfeziona nella Pasqua.
Il processo
pasquale decisivo per ogni cristiano si realizza in tre momenti:
-
morire al peccato e al mondo; morire all'egoismo, che è già
incominciare una nuova esistenza;
- celebrare con Cristo la
nascita alla nuova vita;
- e vivere con nuova energia e
entusiasmo: come bambini appena nati.
Non
si tratta di « istruirci » sulla Pasqua, bensì di
« iniziarci » al suo mistero.
L'attenzione
e le forze ci devono accompagnare « in crescendo »
durante questi novanta giorni: quaranta giorni di preparazione e
cinquanta di celebrazione. Con il culmine della Notte Pasquale, meta
e fonte della nostra riforma di risuscitati con Cristo, e con la
pienezza dello Spirito nella Pentecoste.
Non avvenga che
arriviamo con affanno, lungo la Quaresima, fino alla porta, senza più
le forze o la tensione necessarie poi per entrare nella Pasqua e
viverla fino in fondo.
Questi novanta giorni sono un «
tempo forte », una primavera spirituale della Chiesa e di ogni
cristiano, che si rinnova nella sua vita di grazia, nella sua «
storia della salvezza », nella sua incorporazione al Cristo che
muore e risorge.
Viviamola con energia ed entusiasmo per
poterne godere l'impulso durante il resto dell'anno.
Cristiani
che si convertono
La
progressiva incorporazione al mistero della Pasqua di Cristo è
espressa dalla liturgia quaresimale in una parola: conversione.
La
parola greca « metànoia » significa «cambiamento
di mentalità »
In
latino « conversio » ha lo stesso significato: «
ritorno, cambiamento di direzione », che il latino traduce
anche con « paenitere, paenitentia », ma nel pieno
significato di conversione totale che gli viene dato nei testi
quaresimali:
- che la nostra mentalità mondana, lontana
dal vangelo, si converta in mentalità
cristiana;
-
che le nostre vie di peccato, la nostra vita carnale e materialista,
si dirigano ora sulle strade della grazia, in una vita secondo lo
spirito;
- che ove regnava l'egoismo, che chiude le porte a Dio e
al prossimo, si inauguri un'apertura di docilità verso Dio e
di amore pratico verso il prossimo: « Ritornate a me con tutto
il cuore, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì
delle ceneri, prima lettura);
« Levi, lasciando tutto, si alzò e lo seguì...
».
« Sono venuto a chiamare i peccatori a
convertirsi » (sabato
dopo le Ceneri, Vangelo).
Un cambiamento, una nuova direzione nella vita. Incominciando dalla
mentalità, che è la radice di ogni comportamento.
Il
dito sulla piaga
Una conversione
autentica «
fa male ».
Perché la nostra Quaresima e la nostra Pasqua non devono
limitarsi a giocare con le idee. Né accontentarsi dell'acqua
di rose. Devono arrivare fino in fondo, all'acqua col sale del nostro
Battesimo.
Questo « convertirsi », che è
«morire con Cristo per risuscitare con lui », deve
entrare con decisione nel più profondo del nostro essere. E
riformare. Tagliare. Cambiare.
E
ci farà male. Se il nostro vecchio Io non sente « male»
in Quaresima, è perché non gli abbiamo messo il dito
nella piaga. Forse ci siamo accontentati di aver dato un'elemosina o
di esserci astenuti da qualche caramella o qualche sigaretta.
Se
non ci siamo astenuti dal peccato e dall'egoismo, la Quaresima non è
entrata nella radice della nostra personalità. E non vi
entrerà neanche la Pasqua.
Se intendiamo la «
penitenza quaresimale » come un piccolo digiuno, che non ci
costa granché, che ci fa fare un po' di economia, e che non ci
trasforma interiormente, avremo ottenuto poca cosa dalla Quaresima. E
non sapremo suonare le campane di Pasqua: « Laceratevi i cuori
e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio » (mercoledì
delle ceneri, prima lettura).
È
dentro che deve scendere la conversione, e non restare sulla
superficie.
Celebrare la Quaresima significa guardarsi senza paura
nello specchio di Cristo. Mettersi di fronte alle sue esigenze.
Paragonare
il suo programma e la sua mentalità con la nostra: che cosa
manca? che cosa c'è di troppo?
E così
intraprendere con decisione la riforma: « Siate santi, perché
io, il Signore, Dio vostro, sono santo » (Lunedì
della prima settimana, prima lettura).” (Cfr.
José Aldazábal “Quaresima, mistagogia della Pasqua”
in “Il cammino della Pasqua”, Libreria Editrice
Vaticana)
OSSERVAZIONI
Nella
Quaresima si entra attraverso una celebrazione liturgica particolare
e ricca di significato il “Mercoledì delle ceneri”, porta
della Quaresima.
Dobbiamo prepararci bene a questo ingresso e
soprattutto con consapevolezza di scelta.
La celebrazione della
Pasqua nei primi tre secoli del cristianesimo non era preceduta da un
periodo di preparazione particolare, in quanto tutti i giorni
dell'anno erano vissuti dai credenti con la massima intensità
fino alla testimonianza del martirio. Erano convertiti in profondità
e non avvertivano l'esigenza di rinnovare la conversione già
avvenuta realmente con il battesimo.
A cominciare dal IV
secolo si riscontra una settimana di digiuno, che precedeva la
Pasqua. Poi si introdusse l'uso di iscrivere i peccatori alla
penitenza pubblica, quaranta giorni prima di Pasqua, determinando
così la quaresima, che cadeva nella VI domenica prima di
Pasqua. Non celebrandosi di domenica (giorno festivo) riti
penitenziali, si fissò questo atto al mercoledì
precedente, giorno di digiuno, di cui troviamo testimonianza anche
nella Didaché. Nasce così il “Mercoledì delle
ceneri”.
A Pasqua venivano battezzati i catecumeni, quindi
la quaresima diventò il periodo più intenso di
preparazione al battesimo. Tutta la comunità era coinvolta in
questa meditazione, studio e iniziazione sul valore e importanza del
battesimo.
Sin dalla sua nascita, quindi, la quaresima si
caratterizza per riunire in sé gli elementi del digiuno
pre-pasquale, della disciplina penitenziale e della preparazione
battesimale. Da ciò deriva il carattere fortemente
cristocentrico della quaresima.
Oggi questi tre aspetti sono
presenti nella divisione tripartita delle letture dei cicli
domenicali della quaresima. Infatti, nell'anno “A” viene
presentata una quaresima soprattutto battesimale, nell'anno “B”
soprattutto cristocentrica e nell'anno “C” soprattutto
penitenziale.
Abbiamo accennato alla nascita storica del
“Mercoledì delle ceneri”, ora dobbiamo entrare nello
specifico di questa celebrazione liturgica.
Innanzi tutto dobbiamo
vivere questo momento celebrativo come un ingresso, nostro e di tutta
la Chiesa, nel periodo quaresimale inteso come tempo di ritiro
spirituale, che penetrerà, se lo vogliamo, nella nostra vita e
nelle attività di tutti i giorni e in tutti i momenti,
qualsiasi cosa siamo chiamati a fare. E' Dio stesso che ci fornisce i
mezzi, sta a noi servircene.
Il mezzo principale per poter
ricevere in pienezza la grazia quaresimale è quello di vivere
la quaresima nel suo scandirsi liturgicamente:
- frequentando
l'Eucaristia anche oltre la domenica, e facendoci attenti ascoltatori
della Parola in essa proclamata e delle preghiere che si pronunciano
durante la celebrazione. Se faremo ciò scopriremo che il
Signore ci dà giorno per giorno la forza per essere in
grazia;
- partecipando alla “Liturgia delle Ore”, almeno
nei suoi cardini delle “Lodi Mattutine” e dei “Vespri” e
concludendo la giornata prima di addormentarsi con la “Compieta”.
Se
ci accostiamo a queste celebrazioni con il necessario abbandono in
Dio, Lui stesso ci avvolge e ci trasporta in luoghi interiori
inesplorati, santificando la nostra esistenza, facendoci vivere la
comunione con Cristo e con la sua Chiesa.
Messa
del Mercoledì delle Ceneri: significato delle letture
- (Vincenzo Raffa “Liturgia Festiva” n.94
Tipografia Poliglotta Vaticana 1983)
“Il
mercoledì delle Ceneri è la porta della Quaresima. Il
formulario della Messa odierna, unito a quello dell'Ufficio ed al
rito di imposizione delle Ceneri formano come l'insegna posta
sull'ingresso dell'edificio liturgico quaresimale.
In questi testi
si trovano indicazioni che ritraggono, sia pure sommariamente, tutta
la fisionomia del tempo di preparazione alla Pasqua. Ma la liturgia
della presente giornata non si limita a dare un'idea di tutto il
corso di settimane che portano al triduo sacro, fornisce anche i
sussidi divini per intraprendere e percorrere con coraggio e frutto
il nuovo cammino.
Aspetti orientativi e caratteristici sono quello
della preghiera, del digiuno, delle opere di carità,
dell'ascolto della parola. Ma fra questi emerge costante quello della
conversione e della penitenza.
Il concetto di conversione,
infatti, affiora un po' ovunque nelle componenti della liturgia
odierna. Già fin dall'antifona d'ingresso sentiamo dire che
Dio dimentica i peccati di quanti si convertono. La colletta ci fa
chiedere al Signore « un cammino di vera conversione ».
La lettura dal libro di Gioele poi si colloca tutta intera in un
contesto di conversione.
Si è verificata una sventura
pubblica (l'invasione delle cavallette = Gl 2, 1-11). Essa segna il
giorno di Iahvé (2, 11) cioè una visita ammonitrice del
Signore, visita che si presenta come castigo per i peccatori, ma
annunzio infallibile di benedizione, cioè di tutti i beni
divini, per quelli che si convertono a Dio (2, 11).
Risuona la
voce di Iahvé (2, 11). Essa invita precisamente a ritornare
alla casa del Padre. Se l'invito verrà accolto egli farà
trionfare la sua misericordia. Gli amici di Dio saranno colmati di
grandi favori. (2, 14).
Il testo di Gioele parla di ascesi
interiore ed esteriore, ma si riferisce anche a celebrazioni
liturgiche (« convocate un'adunanza solenne », «i
sacerdoti del Signore dicano: Perdona, Signore, al tuo popolo ... »).
La lettura dunque delinea felicemente il volto della quaresima.
Il
Salmo responsoriale è la risposta alle sollecitazioni divine.
Esse hanno toccato il cuore dei fedeli, che, consapevoli delle loro
colpe, invocano: «Perdonaci, Signore, abbiamo peccato ».
San
Paolo nella seconda lettura imita in un certo senso Gioele. Il
profeta si era fatto latore del messaggio di Iahvé che
esortava alla penitenza e prometteva la sua grazia. Anche l'Apostolo
si presenta come ambasciatore di Cristo. Anch'egli chiede ai fedeli
disponibilità alla riconciliazione con il Padre che hanno
offeso, per « diventare ... giustizia di Dio » cioè
compartecipi del suo stesso genere di esistenza.
I cristiani – è
sempre Paolo che parla – hanno ricevuto la grazia del battesimo e
vivono l'era della restaurazione messianica, perché Dio ha
esaudito il Figlio suo che lo pregava per la liberazione dell'umanità
(Is 49, 8 = II). Tutti ormai devono comportarsi in modo da non
vanificare questa ricchezza di doni.
Gioele parlava del giorno del
Signore e l'Apostolo segnala l'arrivo del giorno della salvezza. Per
coloro che si convertono il giorno del Signore è anche giorno
di salvezza. Nell'attualizzazione liturgica, spazio privilegiato di
bene è la Quaresima.
L'appello alla penitenza risuona anche
nel canto al Vangelo: « Oggi non indurite il vostro cuore
».
Nel brano evangelico si richiamano alcune di quelle
pratiche che costituiscono la caratteristica della Quaresima e cioè
le opere di carità (elemosina), la preghiera e la
mortificazione (digiuno). Gesù pone l'accento sullo spirito
vero che deve animare queste attività religiose. I
suoi discepoli non devono mirare al plauso umano, ma al gradimento
divino; non devono servire alla vanità e all'ipocrisia, ma
rendersi pronti all'incontro di grazia con il Signore.
Le
tre orazioni ci fanno domandare a Dio l'equipaggiamento per una lotta
vittoriosa contro lo spirito del male. Le armi efficaci sono:
la conversione, la mortificazione, le opere di carità e
soprattutto la celebrazione eucaristica, che deve sostenerci
lungo la via che ci porta alla celebrazione della Pasqua.”
OSSERVAZIONI
Diceva
sant'Agostino: « in questi giorni bisogna aumentare le
elemosine, come per debito.... Cosa c'è di più iniquo
del fatto che quello che meno dispensa l'astinenza, lo conservi una
permanente avarizia? .... Ciò che la temperanza sottrae al
piacere, la misericordia lo aggiunga alla carità »(Serm 208: PL 38,1045).
Le
Ceneri vengono imposte dopo l'omelia, il rito prevede che
nell'imporle il ministro dica: « Convertitevi e credete al
Vangelo », oppure « Ricordati che sei polvere, e in
polvere tornerai ».
Il rito, quindi ha un duplice
significato, quello relativo alla conversione, alla penitenza, al
perdono dei peccati e al rinnovamento interiore; e quello che esprime
la precarietà e la insufficenza umana.
Il rito delle
Ceneri è un “sacramentale”: una invocazione che la Chiesa
fa al Padre, unita a Cristo. L'azione liturgica presenta una domanda
a Dio e, per mezzo della domanda liturgicamente presentata, produce
un effetto interiore nei fedeli, che è commisurato al grado di
ricettività dei singoli. Ottiene la conversione e la buona
volontà di seguire con frutto tutto l'iter quaresimale.
Prepara così a condividere la grazia speciale della
Pasqua.
L'amore di Dio pervada i nostri cuori e li faccia, per
intercessione della Santissima Vergine Maria stella del Mattino e del
suo castissimo sposo San Giuseppe, tempio dello Spirito Santo. Buona
Quaresima a tutti.
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Il
Magistero del Santo Padre La
donna samaritana, una vita moderna che ha sete spirituale.
Benedetto XVI:
Se c’è una sete fisica dell’acqua, vi è nell’uomo
anche una sete spirituale che solo Dio può colmare. Usare la
propria libertà non vuol dire essere liberi.
(Emergenza
Rievangelizzazione, 26.2.2008) - "Oggi abbiamo letto un
brano del Vangelo molto attuale. La donna samaritana della quale si
parla, può apparire come una rappresentante dell'uomo moderno,
della vita moderna.
Ha
avuto cinque mariti e convive con un altro uomo. Faceva ampio uso
della sua libertà e tuttavia non diventava più libera,
anzi diventava più vuota. Ma vediamo anche che in
questa donna era vivo un grande desiderio di trovare la vera
felicità, la vera gioia. Per questo era sempre inquieta e si
allontanava sempre di più dalla vera felicità.
Tuttavia
anche questa donna, che viveva una vita apparentemente così
superficiale, anche lontana da Dio, nel momento in cui Cristo
le parla allora mostra che nella profondità del cuore
custodiva questa domanda su Dio: chi è Dio? Dove possiamo
trovarlo? Come possiamo adorarlo?
In
questa donna possiamo vedere tutto lo specchio della nostra vita di
oggi, con tutti i problemi che ci coinvolgono; ma vediamo anche come
nella profondità del cuore ci sia sempre la questione di Dio,
e l'attesa che Egli si mostri in un altro modo.
Tutti,
come questa donna del Vangelo, sono in cammino per essere totalmente
liberi, per trovare la piena libertà e per trovare in essa la
gioia piena; ma spesso si ritrovano sulla strada sbagliata. Possano
costoro, tramite la luce del Signore e la nostra cooperazione con il
Signore, scoprire che la vera libertà viene dall'incontro con
la Verità che è l'amore e la gioia." (Discorso
che il Santo Padre Benedetto XVI ha improvvisato al termine
dell’incontro con i gruppi parrocchiali a Santa Maria Liberatrice a
Testaccio - cfr. Bollettino n.122 del 24 febbraio 2008)
"Il
rischio di ogni credente è quello di praticare una religiosità
non autentica, di cercare la risposta alle attese più intime
del cuore non in Dio, di utilizzare anzi Iddio come se fosse al
servizio dei nostri desideri e progetti. Il popolo esige da
Dio che venga incontro alle proprie attese ed esigenze, piuttosto che
abbandonarsi fiducioso nelle sue mani.
Quante
volte questo avviene anche nella nostra vita; in quante circostanze,
piuttosto che conformarci docilmente alla volontà divina,
vorremmo che Iddio realizzasse i nostri disegni ed esaudisse ogni
nostra attesa; in quante occasioni la nostra fede si manifesta
fragile.
Se
c’è una sete fisica dell’acqua indispensabile per vivere
su questa terra, vi è nell’uomo anche una sete spirituale
che solo Dio può colmare. Questo traspare chiaramente dal
dialogo tra Gesù e la donna venuta ad attingere acqua al pozzo
di Giacobbe. Tutto inizia dalla domanda di Gesù: "Dammi
da bere" (cfr Gv 4,5-7). Sembra a prima vista una semplice
richiesta di un po’ d’acqua, in un mezzogiorno assolato. In
realtà, con questa domanda rivolta per di più a una
donna samaritana - tra ebrei e samaritani non correva buon sangue -
Gesù avvia nella sua interlocutrice un cammino interiore
che fa emergere in lei il desiderio di qualcosa di più
profondo.
Infatti,
a un certo punto, è la donna stessa a chiedere dell’acqua a
Gesù, manifestando così che in ogni persona c’è
un innato bisogno di Dio e della salvezza che solo Lui può
colmare. Una sete d’infinito che può essere saziata
solamente dall’acqua che Gesù offre, l’acqua viva dello Spirito.
Gesù
vuole portarci, come la Samaritana, a professare la nostra fede in
Lui con forza perché possiamo poi annunciare e testimoniare ai
nostri fratelli la gioia dell’incontro con Lui e le meraviglie che
il suo amore compie nella nostra esistenza. La fede nasce
dall’incontro con Gesù, riconosciuto e accolto come il
Rivelatore definitivo e il Salvatore. Una volta che il Signore ha
conquistato il cuore della Samaritana, la sua esistenza è
trasformata e lei corre senza indugio a comunicare la buona notizia
alla sua gente." (Omelia
del Santo Padre, Visita pastorale alla parrocchia romana di Santa
Maria Liberatrice a Testaccio, 24.02.2008)
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